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Il contratto di CONSIGNMENT STOCK

Check list degli adempimenti fiscali in ambito comunitario ed extracomunitario

11/04/16 11.14 | | Aggiornamento fiscale

consignment stock - Blog di ALYANTE TeamSystem

Il consignment stock è quel particolare contratto, simile al contratto estimatorio, in cui acquirente e venditore si scambiano determinati beni con l’obbligo, per l'acquirente, di pagarne
il corrispettivo o di restituirli in un termine stabilito. Trova largo utilizzo nel contesto del commercio internazionale e ha una sua disciplina.

Il consignment stock si basa sul trasferimento di beni di proprietà del fornitore presso un deposito del cliente, il quale ha la facoltà, in base alle sue esigenze, di effettuare prelievi in qualsiasi momento. Il diritto di proprietà sui beni si trasferisce in capo al cliente solamente nel momento del prelievo.

Il vantaggio evidente di tale forma contrattuale risiede nel rinviare nel tempo il momento dell’uscita finanziaria, dato che l’acquirente, nonostante abbia la possibilità di ritirare la merce dal magazzino a suo piacimento, non sarà tenuto a effettuare alcun pagamento fin tanto che non effettuerà prelievi.

Consignment stock in ambito intracomunitario

Ipotesi A - operatore nazionale fornitore

Punto di partenza è quanto chiarito dall’Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 235/E/1996 in cui è stato affermato che si è in presenza di un’unica operazione e che la cessione si considera effettuata non all’atto dell’invio dei beni nel territorio di altro Stato, bensì all’atto del prelievo dei beni dal deposito da parte del compratore.

Il momento così individuato rappresenta il dies da prendere a riferimento per l’emissione, a cura del fornitore nazionale, della fattura non imponibile IVA ai sensi dell’articolo 41, comma 1, lettera a), D.L. 331/1993 e per presentare il modello INTRA 1-bis.
In tale momento, quello del prelievo, si costituisce il plafond per l’acquisto o l’importazione di beni e servizi senza applicazione dell’imposta.
La movimentazione intracomunitaria dei beni, che possono essere accompagnati da un documento di trasporto, deve risultare dall’annotazione nel registro di cui all’articolo 50, comma 5, D.L. 331/1993.

Ipotesi B - operatore nazionale cliente

Per il caso in cui il soggetto italiano operi in veste di cliente, bisogna prendere a riferimento quanto affermato, sempre dall’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 44/E/2000.

Anche in questo caso si è in presenza di un’unica operazione, ossia l’acquisto intracomunitario, che si verifica solo all’atto del prelievo dei beni dal deposito. È in relazione a tale momento, pertanto, che deve essere presentato il modello INTRA 2-bis.

I beni movimentati da un Paese membro all’altro non devono essere necessariamente introdotti nei locali dell’acquirente ma possono essere stoccati presso i locali di un terzo soggetto, purché l’acquirente sia in grado di disporne liberamente ai fini dell’utilizzo nell’ambito del proprio processo produttivo o per rivenderli.

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Consignment stock in ambito extracomunitario

Ipotesi A - operatore nazionale fornitore

In caso di operazione extracomunitaria è necessario comprendere se si è in presenza di una cessione all’esportazione, non imponibile IVA, con conseguente costituzione del plafond per l’acquisto o l’importazione di beni e servizi senza applicazione dell’imposta.
L’Agenzia delle Entrate, con risoluzione n. 58/E/2005, ha richiamato quanto detto con la risoluzione n. 235/E/1996 per le operazioni in ambito intracomunitario.

Espletate le formalità doganali di esportazione si è in presenza di una cessione a titolo oneroso dei beni; tuttavia, in virtù del contratto di consignment stock, la cessione si realizza solo in un secondo momento, cioè al momento del prelievo della merce dal deposito.

Il diritto di proprietà dei beni, inviati e messi a disposizione dal venditore italiano, si trasferisce in capo all’acquirente solo con il prelievo, per cui si realizzano i presupposti per inquadrare l’operazione come cessione all’esportazione non imponibile.
Naturalmente, il plafond si costituirà solo nel momento e nella misura in cui i beni risultino prelevati e debitamente fatturati dal fornitore italiano.

Ipotesi B - operatore nazionale cliente

Nel caso opposto dell’operatore italiano in veste di cliente, l’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 346/E/2008 ha precisato che, per i beni importati, anche se non a titolo definitivo, l’IVA deve essere accertata, liquidata e riscossa in dogana all’atto della loro introduzione nel territorio nazionale.

Il fatto che le disposizioni in materia doganale consentano a soggetti diversi dal proprietario delle merci di operare in dogana in nome proprio e per conto del proprietario, porta ad affermare che la proprietà dei beni importati non è condizione necessaria per esercitare la detrazione dell’IVA pagata, essendo invece richiesto che i beni o servizi acquisiti presentino un nesso immediato e diretto con l’attività d’impresa.

L’operazione di prelievo della merce dovrà essere documentata dal fornitore extracomunitario con il titolo certificativo previsto nel proprio Paese, mentre il cliente italiano emetterà autofattura, nella quale indicherà:

  • l’ammontare del corrispettivo corrisposto e dell’IVA relativa;
  • gli estremi della bolletta doganale con cui i beni sono stati introdotti e quelli di registrazione nel registro degli acquisti.

L’autofattura andrà annotata nel registro delle vendite e degli acquisti in una separata colonna appositamente contrassegnata, assolvendo l’unica funzione di documentazione dell’operazione di acquisto ai fini delle imposte sui redditi, posto che – ai fini IVA – l’imposta è già stata assolta ed annotata all’atto dell’importazione.

Tuttavia, qualora il prezzo corrisposto al momento dell’acquisto definitivo sia superiore a quello indicato in dogana al momento dell’introduzione delle merci nel territorio dello Stato, l’importo, da documentare ed annotare integralmente nel registro delle fatture emesse e delle fatture d’acquisto, concorrerà alla liquidazione solo per la differenza corrisposta.
Diversamente, nell’ipotesi di restituzione dei beni ricevuti in deposito, la risoluzione n. 346/E/208 ha affermato che l’operazione dovrà essere considerata una cessione all’esportazione e dovrà essere documentata con fattura non imponibile.

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Sia in fase di acquisto che di vendita, ALYANTE velocizza lo scambio di informazioni tra azienda e fornitori e i documenti di trasporto, accettazione, controllo della merce arrivano in automatico agli uffici amministrativi per la registrazione/emissione delle fatture.
ALYANTE fornisce un valido supporto alla gestione degli adempimenti legati al consignment stock, per beneficiare di tutti i vantaggi con la garanzia di sicurezza e velocità.

Articolo realizzato in collaborazione con
Euroconference - Gruppo TeamSystem, Dott. Scappini

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